• Aramburu, i giovani stanno tornando a essere reattivi

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    (dell’inviata Mauretta Capuano) (ANSA) – TORINO, 21 MAG – Torna alle atmosfere di Patria,
    grande successo di pubblico e di critica con cui tra l’altro ha
    vinto il Premio Strega Europeo nel 2018, Fernando Arumburu nel
    suo nuovo romanzo Figli della favola (Guanda) applauditissimo al
    Salone del LIbro di Torino 2023 che si chiude domani.
        “È stata una necessità, sono nato nei Paesi Baschi, sono stato
    testimone di tante tragedie e così ogni tanto c’è un richiamo di
    questo tema della violenza nella mia terra, qualcosa mi dice
    che ho l’obbligo di dare il mio punto di vista nella
    letteratura. Questo non vuol dire che io voglia sempre scrivere
    su questo argomento, mi piacciono anche altri temi. Patria è
    uscito in Spagna già sei o sette anni fa, è passato un tempo
    sufficiente per tornare sull’Eta da un altro punto di vista”
    dice all’ANSA Aramburu.
        Due giovani baschi, Asier e Joseba, lasciano tutto per entrare
    nell’Eta. Hanno vent’anni, si addestrano in una fattoria di
    allevatori di galline in Francia e quando sono pronti
    all’azione, l’Eta si scioglie, annuncia la fine della lotta
    armata. Comincia così un viaggio drammatico e comico verso la
    fondazione di una nuova organizzazione di cui sono gli unici
    membri.
        “La particolarità di questi due personaggi è che arrivano in
    ritardo perché l’Eta ha deciso di smettere la lotta armata, ma
    loro vogliono a tutti i costi creare una organizzazione con
    quello scopo. Peccato che non hanno armi, non hanno nessun tipo
    di esperienza, non hanno soldi, non hanno nessun appoggio
    sociale e quindi è facile intuire come va a finire. Questa
    avventura non può che fallire, essere grottesca e i personaggi
    ridicoli” spiega lo scrittore.
        Asier e Joseba vivono insomma una transizione, senza
    rendersene conto.
        “Oggi ci sono tanti giovani che continuano a credere nel
    progetto di indipendenza ma sono completamente contrari alla
    violenza. I personaggi del libro non si rendono conto che è
    arrivata questa nuova realtà e comunque hanno un desiderio di
    fare le cose che non combacia con il momento che vivono e questo
    crea una grande contraddizione. Questi due personaggi fanno
    perfino un po’ di tenerezza, di pena” sottolinea Aramburu che è
    di San Sebastian, dove è nato nel 1959. Fin dalle prime pagine di Figli della favola si trova un grande
    senso dell’umorismo. “Ma non lo ho creato solo io che sono
    l’autore. Diciamo che nella organizzazione dell’Eta ci sono
    tanti episodi ridicoli, grotteschi. Se uno si informa bene e
    osserva attentamente la storia dell’Eta lo vede. Comunque ho una
    grande speranza, penso che il potere può essere delegittimato
    grazie all’humor” racconta. “Rendere ridicolo l’aggressore
    attraverso l’humor è una cosa molto positiva perché a nessun
    piace essere visto pubblicamente in questo modo. L’humor ha un
    grandissimo potere, ma deve essere fatto contro l’aggressore,
    mai contro le vittime perché potrebbe creare un ulteriore danno
    morale”.
        Ma cosa pensa dei giovani di oggi? “E’ una tradizione quella
    di criticare sempre i giovani. Io non credo che oggi abbiano un
    atteggiamento passivo o di indifferenza. In Europa abbiamo avuto
    decenni di abbondanza economica, pace e quindi non c’è stata un’
    urgenza sociale e questo forse ha creato disinteresse nei
    confronti della politica. Oggi viviamo un momento diverso,
    cominciano a esserci problemi importanti come il cambiamento
    climatico e vedo che i giovani si interessano, reagiscono”.
        Diciamo, sottolinea Aramburu, “che l’umanità reagisce quando ha
    un problema. Da vent’anni a questa parte possiamo dire che
    questo è il momento in cui i giovani cominciano a interessarsi
    di nuovo e di più ai problemi politici e mi ha fatto molto
    piacere vedere la coda per entrare al Salone piena di
    giovani”.La pandemia entrerà nei suoi prossimi libri? “Non
    scrivo per argomenti ma può darsi che ne scriverò perché è un
    momento che ho vissuto. Non scrivo mai romanzi storici, mi
    piace scrivere dei tempi che ho vissuto, ma per ora la pandemia
    non è in programma” dice. (ANSA).
       


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