• Ancora sciagure per il Pd: la Boldrini

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    Che dalle parti del Partito Democratico non se la passino particolarmente bene è cosa risaputa. Adesso arriva la certificazione, la bollinatura ufficiale: Laura Boldrini ha deciso, per la prima volta, di iscriversi ufficialmente ai dem. La titolare di una delle più disastrose e faziose presidenze della Camera della storia repubblicana, la paladina delle «risorse» alle quali spalancare porte e porti del Paese, l’alfiera (il sostantivo probabilmente non esiste, è solo maschile, ma in ossequio alle sue ossessioni lo abbiamo coniato) del femminismo più estremo che vede ovunque machismo e patriarcato, la denunciatrice indefessa di fascismi inesistenti, ebbene proprio lei, ha deciso di dare il suo contributo al partito di Largo del Nazareno, per rinnovarlo. Ovviamente, manco a dirlo, in quota Elly Schlein.

    «Non sono mai stata iscritta, ho deciso in questa occasione di iscrivermi al Pd proprio perché bisogna rinnovarlo e rafforzare l’unico argine che esiste alla destra più destra di sempre», ha spiegato con toni da pasionaria ai microfoni della web radio dei democratici. Un’adesione più per risentimento, che per sentimento, dunque. Sempre la solita storia del proprio scranno come l’ultimo bastione contro l’avanzata di qualche fantomatico nemico della democrazia. Che poi, in questo caso, sarebbe il partito che ha raccolto più consensi alle ultime elezioni che, incidentalmente, sono la massima espressione della democrazia stessa. Ma il problema, per l’ex numero uno di Montecitorio, è la «destra più destra di sempre» (qualunque cosa significhi) contro la quale immaginiamo voglia schierare la sinistra più sinistra di sempre. Praticamente comunista. D’altronde con un candidato alla segreteria come Stefano Bonaccini, che si vanta con orgoglio del suo passato tra falci e martelli e la sua concorrente – la sopraccitata Schlein -, che incarna le anime più estreme dell’ecologismo, dell’immigrazionismo e dell’anti liberismo, la deriva rossa è assicurata. Ci mancava solo la Boldrini che, oggettivamente, ora ha buoni motivi per sentirsi a casa propria.

    Se si guardassero allo specchio griderebbero da soli all’allarme per la tenuta democratica del Paese. Che in verità, almeno da questo punto di vista, gode di buona salute.


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