• Tracolla la fiducia nelle toghe. “Ora gli italiani hanno paura”

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    Lo scontro politico divampa attorno al tema della giustizia e le varie forze politiche si dividono di nuovo tra garantisti e manettari. I sondaggisti, invece, sono concordi su un dato incontrovertibile: gli italiani non credono più nella magistratura.

    «Nel 1998, a cinque anni dalla morte di Falcone e Borsellino, la fiducia nella magistratura era all’88%, nel 2010 scende al 66% e nel 2022 tracolla al 33%», afferma Carlo Buttaroni, fondatore dell’Istituto Tecné. «Vent’anni fa il giudizio era eccellente, ma poi è andato scendendo e si è passati da un 70% a circa il 40%. La gente ha più paura», gli ha eco Renato Mannheimer. Non si discosta molto da queste percentuali neppure Antonio Noto: «Nel 1993, durante Tangentopoli, – dice – la fiducia era al 77%, mentre oggi di ferma al 43%». Una conferma del tonfo del sentiment degli italiani per quanto riguarda il nostro sistema giudiziario arriva anche da Alessandro Amadori: «Nel 2010 il consenso era intorno al 60%, mentre oggi – rivela – si è praticamente dimezzato». A riportare in auge il tema della giustizia, in queste settimane, non sono state solo le prese di posizione del ministro Carlo Nordio, ma anche la cattura di Matteo Messina Denaro che ha portato ad accrescere la fiducia nei confronti delle forze dell’ordine. Ma non solo. «Il giudizio cambia quando si parla dei magistrati esposti nella lotta alla criminalità organizzata perché vengono visti come degli eroi. E, anzi, si ha l’idea che la macchina della giustizia sia contro di loro», spiega Buttaroni. Sulle intercettazioni, invece, gli italiani si dividono: «C’è una larga prevalenza di cittadini che le ritiene necessarie per quanto riguarda i reati di mafia, terrorismo e corruzione, ma sottolinea il fondatore di Tecné – una grandissima maggioranza pensa che vi sia un abuso». Secondo Maurizio Pessato di Swg, su questo tema c’è ancora tanta confusione e «una larga parte dell’opinione pubblica non capisce su cosa si sta discutendo». Dagli esperti, poi, arriva un monito chiaro: la giustizia è percepita come importante nella misura in cui vengono perseguiti i reati e se i processi sono rapidi. «Insomma, la riforma del Csm non premia e non punisce nessuna forza politica», sintetizza Amadori. Detto ciò, la riforma della giustizia, da sempre una bandiera di Forza Italia, viene vista da tutti come necessaria. «Se all’inizio sembrava che servisse solo a Berlusconi, ora nel Paese è cresciuta l’esigenza di riformare la giustizia», spiega Buttaroni, convinto che questa battaglia contribuisce in maniera determinante a rafforzare la credibilità di Forza Italia: «Alla lunga, può valere uno o due punti percentuali». Il centrosinistra, al contrario, appare «come se parlasse una lingua che i cittadini sono capiscono e – aggiunge Buttaroni – sembra arroccato alla difesa di una corporazione». Anche il ministro Nordio sembra godere di una notevole stima degli italiani. «La sua immagine è sempre stata buona, partiva da un buon capitale di consenso perché come pm aveva operato bene. Al momento, ha un consenso superiore al 40%», dice Amadori. In linea generale, l’impressione è che il governo abbia ancora il consenso di chi l’ha votato e potrebbe trarre vantaggio da un’eventuale legge di riforma complessiva del sistema giudiziario. «Chi riuscirà a portare a casa una riforma che migliori l’efficienza della giustizia e l’agibilità dei magistrati che lottano contro la criminalità otterrà sicuramente un consenso che si misurerà nell’arco di mesi o anni perché contribuirà a migliorare il sistema Paese», profetizza Buttaroni. Un’opinione condivisa anche da Pessato che dice: «Quando si concludono delle riforme c’è sempre un aspetto positivo perché il governo dimostra di aver fatto qualcosa, ma ammonisce – la giustizia è un tema spinoso e le baruffe non aiutano. Anzi, non fanno bene soprattutto al governo».


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