• Ora il governo blinda la manovra. “Da Bankitalia nessuna critica sostanziale”

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    Il giorno dopo la polemica tra il governo e Banca d’Italia sulla manovra, il clima resta frizzante. Si getta acqua sul fuoco, ma senza spegnerlo completamente. L’impressione è che l’esecutivo, dopo aver vissuto i suoi primi quaranta giorni sul filo della diplomazia stia iniziando ad adottare un registro diverso.

    In questa fase è il sottosegretario alla presidenza, Giovanbattista Fazzolari, a vestire le inediti vesti del fustigatore. Quarantott’ore fa avevano fatto discutere le sue parole sul fatto che «Bankitalia esprime la visione delle banche, è partecipata da banche private, è una istituzione che ha una visione, legittimamente, e questa visione fa sì che reputi più opportuno che non ci sia più di fatto utilizzo di denaro contante», il giorno dopo è Giorgia Meloni, da Tirana, a tornare sull’argomento. Lo fa con tono deciso, ma senza allargare il perimetro della polemica. «La notizia per il governo è che sulle grandi voci di questa manovra non ci fossero da parte di Bankitalia critiche sostanziali. Vuol dire che è una manovra ben fatta, seria, che dà dei segnali importanti in una situazione come quella attuale. Penso che abbiamo fatto un buon lavoro». Giorgia Meloni si dice anche pronta a concentrare l’azione del governo sull’attuazione del Pnrr: «Condivido le parole di Mattarella. Il governo dall’inizio del suo mandato sta lavorando in maniera incessante sul Pnrr. Sono risorse importanti in particolare in questa fase ed è importante che arrivino a terra». Inoltre annuncia l’intenzione di perseguire una vera riforma della giustizia che abbia «due grandi obiettivi, quello di garantire il massimo delle garanzie agli indagati e agli imputati e certezza della pena una volta che la sentenza di condanna passa in giudicato. Per cui io mi definisco una garantista nella fase di celebrazione del processo e una giustizialista nella fase di esecuzione della pena».

    A regalare un po’ di pepe alla giornata è però di nuovo Fazzolari che si concentra sulla questione del limite minimo sopra il quale sarà reso obbligatorio la possibilità di pagamento con il pos, limite che dovrebbe essere alzato a 60 euro. Un fronte di resistenza sociale contro l’odiato contante in cui la sinistra ha ritrovato un’unità che non si vedeva da tempo.

    «Alla fine sono felice che sul tema della moneta elettronica si sia ritrovata una totale coesione della sinistra – Pd, sinistra italiana, M5s, commentatori – tutti finalmente uniti nella difesa della moneta bancaria, unità che non si vedeva da un sacco di tempo e soprattutto incentrata sulla possibilità di difesa di pagare col Pos il taxi e l’aperitivo», dice il sottosegretario, non senza sarcasmo. Una sinistra che mette al centro del suo programma «non la difesa dei lavoratori o delle categorie più fragili, ma la moneta elettronica delle banche». Sintetizzando il tutto in una battuta: «hasta la Visa siempre».

    C’è un’altra dichiarazione di giornata che lascia intravedere l’intenzione dell’esecutivo di mettere da parte il manuale delle buone maniere e parlare in maniera più diretta e affilata. È il ministro delle Imprese, Adolfo Urso, in una audizione in Parlamento, a togliersi qualche sassolino dalla scarpa sul dossier Lukoil, con una critica al governo Draghi. «Abbiamo recuperato in un mese quello che non era stato fatto in sei mesi» attacca. «Non era stato fatto nulla per evitare che non chiudessero i cancelli dell’Isab di Priolo».


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