Omicidio Kennedy, l’Unione sovietica pensò a un complotto

Ott 28, 2017

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    Nei documenti desecretata da Donald Trump si leggono le reazioni dell’Urss di fronte all’omicidio del presidente americano il 22 novembre del 1963.

    I dossier sulla morte di John Fitzgerald Kennedyo almeno la parte che è stata pubblicata, forniscono retroscena interessanti sui momenti che hanno accompagnato la morte del presidente americano.

    In un documento, secondo quanto riferisce l’Agi, si legge di come l’Unione sovietica accolse l’omicidio di Kennedy: “Le campane delle chiese suonarono alcuni rintocchi in ricordo del presidente” e in molti si preoccuparono che, senza una leadership alla Casa Bianca, “qualche generale irresponsabile negli stati Uniti avrebbe potuto lanciare un missile verso l’Unione Sovietica“. La notizia fu infatti accolta con “grande shock e costernazione“.

    Il report del capo dell’Fbi è composto da 7 pagine ed è stato consegnato a Marvin Watson, l’assistente del presidente statunitense Lyndon Baines Johnson. Le ipotesi russe sulla morte di Kennedy sono degne di un film di Hollywood.

    Come l’Urss ha visto la morte di Kennedy

    Gli ufficiali del Partito Comunista in Urss erano convinti che ci fosse una cospirazione ben organizzata da parte della ‘ultradestra’ statunitense per fare un colpo di Stato“, si legge nel memorandum, desecretato ieri da Trump, e preparato da alcune fonti che si trovavano in Russia al momento dell’omicidio del presidente. Le reazioni, e le ipotesi, dei sovietici sono diverse ma concordano nel diffidare dagli esiti della Commissione Warren che individuò inLee Harvey Oswald l’unico responsabile dell’omicidio di Kennedy. Quello che eliminò l’inquilino della Casa Bianca era un “piano attentamente organizzato nel quale diverse persone ricoprirono un ruolo“, si legge nel documento.

    E la sensazione era che “i responsabili fossero interessati nell’utilizzare l’assassinio e lo spirito anticomunista per fermare le negoziazioni con l’Unione Sovietica, attaccare Cuba e avviare una guerra“. “Il presidente Kennedy aveva, in un certo senso, una comprensione vicendevole con l’Urss – ha scritto una fonte statunitense riportando le parole di Nikolai Fedorenko, all’epoca rappresentante russo all’Onu -, e aveva cercato seriamente di migliorare le relazioni tra i due Paesi“.

    La morte di Kennedy portò alla Casa Bianca Lindon B. Johnson, “praticamente uno sconosciuto per il governo sovietico“. Ma il Kgb, gli agenti segreti di Mosca, avrebbero fatto in fretta a trovare informazioni: il 16 settembre 1965 la fonte citata da Hoover sosteneva che “il Kgb è in possesso di dati che indicano che il presidente Johnson era responsabile dell’assassinio del suo predecessore John F. Kennedy“, e che pertanto il governo russo reputava indispensabile capire il tipo di rapporto che intercorreva tra i due. Per quello che riguarda la figura di Oswald, i russi sostenevano invece che fosse “mentalmente instabile“.

    “Oswald deve essere l’unico responsabile”

    In un altro documento, che è bene collegare a quanto abbiamo raccontato fino ad ora, si legge che il capo dell’Fbi, il già citato J. Edgar Hoover, in diverse occasioni si è dimostrato preoccupato per la mancanza di prove in grado di accusare il presunto assasssino Lee Harvey Oswald in maniera incontrovertibile: “La cosa che preoccupa me, e anche il signor Katzenbach (il procuratore generale aggiunto, ndr) è trovare qualcosa che convinca il pubblico che Oswald è il vero assassino“.

    Il file risale al 24 novembre 1963 ed è quindi stato scritto appena 45 minuti dopo la morte di Oswald all’ospedale di Dallas. Due giorni prima, il ragazzo 24enne aveva sparato e ucciso Kennedy. “Non ci sono novità sul caso Oswald, tranne il fatto che è morto“, scriveva Hoover nel documento di tre pagine in cui l’agenzia federale investigativa affermava che la notte precedente aveva “ricevuto una telefonata nell’ufficio di Dallas da un uomo che parlava con voce calma e che diceva di essere un membro del gruppo incaricato di uccidere Oswald“.

    Come è noto, l’Fbi era a conoscenza che l’assassino del presidente Kennedy era in pericolo di vita. “Abbiamo subito comunicato al capo della polizia (che aveva in custodia l’uomo, ndr) che ci ha assicurato che avrebbero dato a Oswald sufficiente protezione“. Nel documento citato si legge anche di una seconda telefonata, “questa mattina” cioè poche ore prima che il killer del presidente venisse freddato da Jack Ruby, in cui l’Fbi avrebbe ribadito “la possibilità di qualche atto contro Oswald e lui (il capo della polizia, ndr) ci ha assicurato nuovamente che avrebbero fornito adeguata protezione. Ma così non è stato“. L’Fbi era a conoscenza di Ruby, tanto che nel file si dice che il suo “vero nome è Rubenstein, gestisce due night club a Dallas e ha la reputazione di essere omosessuale“.

    Quella domenica mattina Ruby, angosciato per la morte di Kennedy come rivelato dalle sorelle, si trovava in un ufficio della Western Union dove spedì un vaglia per pagare Karen “Little Lynn” Bennet, una delle spogliarelliste del suo locale. Il Giornale.it