• “Nominata prima della candidatura”. Il giallo dietro le nomine della commercialista di Panzeri

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    Mentre in Belgio si allarga l’indagine sul Qatargate, va avanti anche il filone italiano che riguarda la rete di Antonio Panzeri. In arresto sono finite prima sua moglie e sua figlia e poi la sua commercialista, un nome ben noto negli ambienti milanesi del Partito democratico, come dimostrato dal servizio di Quarta Repubblica andato in onda lunedì 23 gennaio. Ora che il nome di Monica Bellini è salito agli onori delle cronache giudiziarie con l’accusa di aver favorito i transiti di denaro di Panzeri, in tanti si interrogano sulla sua presenza in numerose aziende partecipate in veste di consulente.

    Tra questi c’è il sindaco da poco eletto a Melegnano, Vito Bellomo, che intervistato per Quarta Repubblica spiega: “Lei è stata nominata prima della presentazione della sua candidatura in questo albo. È un po’ una cosa strana, nel senso che il sindaco ha indicato lei nel Cda prima ancora che arrivasse la domanda. Vuol dire che precedentemente c’è stato un accordo politico tra l’allora sindaco e la segreteria politica del Pd“. Parole che non lasciano troppo spazio a dubbi per quanto riguarda il sindaco di Melegnano, secondo il quale questi incarichi provengono dalla segreteria provinciale o regionale del partito.

    Come confermato da Quarta Repubblica, le consulenze al momento attive di Monica Bellini sono 21, di cui numerose proprio nel comune di Milano. “Sono incarichi che le sono arrivati all’interno della giunta Sala“, ha sottolineato Angelo Machiavello, l’autore del servizio sulla commercialista, che ha anche cercato di parlare con la commercialista ora ai domiciliari. Nel frattempo, Antonio Panzeri si trova in carcere in Belgio da oltre un mese e ha deciso di firmare un accordo con la procura che gli garantisce una pena ridotta in cambio di una piena confessione di tutto ciò che sa, come ha sottolineato il suo avvocato, Laurent Kennes, a Quarta Repubblica.

    Questo genere di accordi per diventare pentito sono possibili solo per certi reati legati alla criminalità organizzata. Ci si pente in cambio di una pena ridotta“, ha spiegato il legale, sottolineando che la pena prevede una condanna a 5 anni ridotta effettivamente a uno, la restituzione di circa un milione di euro e un’ammenda di 80mila euro. “Panzeri è accusato di essere uno dei vertici dell’organizzazione criminale ma questo non vuol dire sia il vertice. Non credo sia questo il suo ruolo, ci sono molte persone coinvolte con ruoli differenti. Lui non ha coinvolto nessuno per se stesso ma per conto di altri“, ha proseguito il legale. Kennes ha confermato che dopo la firma dell’accordo Panzeri non è stato ancora sentito.

    Deve spiegare chi ha fatto cosa e come è stato fatto, spiegherà come ha ricevuto i soldi, da dove sono arrivati e il percorso che ha fatto questo denaro per arrivare il Belgio, se lo sa“, ha detto ancora l’avvocato, aggiungendo che dovrà spiegare anche il motivo della creazione della sua Ong e il ruolo delle altre organizzazioni. Quarta Repubblica ha raggiunto anche Marc Tarabella, per il quale la commissione Giustizia del parlamento europeo ha dato il via ai lavori per la revoca dell’immunità. Il deputato socialista non parla, spiega che le prime dichiarazioni le vuole rilasciare ai giudici. Panzeri lo accusa di aver preso 120mila euro in contanti per favorire il Qatar. “Io nego questo, non è vero ma aspetto di andare dalla giustizia. Sono qui da 6 settimane e aspetto di essere invitato dagli inquirenti“, ha detto prima di andare via.


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