Iran: 31 morti da inizio proteste per la morte di Mahsa

Set 22, 2022

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    Almeno 31 civili sono stati uccisi in Iran dall’inizio delle manifestazioni, represse dalle forze di sicurezza, per protestare contro la morte di Mahsa Amini, la 22enne deceduta mentre era sotto la custodia dalla polizia morale per non aver indossato correttamente lo hijab. Lo ha reso noto oggi l’Ong Iran Human Rights (IHR) che ha sede ad Oslo. “Il popolo iraniano è sceso in piazza per lottare per i propri diritti fondamentali e la propria dignità umana (…) e il governo sta rispondendo a queste manifestazioni pacifiche con le pallottole”, ha denunciato il direttore della Ong Mahmood Amiry-Moghaddam.   

    Il padre di Mahsa  ha accusato le autorità di mentire sulla morte della figlia. Amjad Amini ha detto che i medici si sono rifiutati di fargli vedere Mahsa dopo il decesso: “Stanno mentendo. Stanno dicendo bugie. Tutto è una bugia… non gli importa quanto abbia implorato, non mi hanno permesso di vedere mia figlia”, ha detto alla Bbc Persia, ripreso dagli altri media internazionali. L’uomo ha anche riferito che quando ha visto il corpo della figlia prima del funerale era completamente avvolto tranne il viso e i piedi, su cui c’erano lividi: “Non ho idea di cosa le abbiano fatto”, ha detto. Funzionari iraniani hanno affermato che è morta dopo aver subito un “attacco di cuore” ed essere caduta in coma, ma la sua famiglia ha affermato che non aveva problemi cardiaci, secondo Emtedad News, un media indipendente iraniano. Lo scetticismo pubblico sul resoconto della sua morte da parte dei funzionari ha scatenato un’ondata di rabbia che si è riversata in violente proteste di piazza.

    Intanto si allargano le proteste nel Paese. I manifestanti hanno protestato nella notte in 15 città dell’Iran, bloccando il traffico, incendiando cassonetti e veicoli della polizia, lanciando pietre contro le forze di sicurezza e scandendo slogan antigovernativi. La polizia ha usato gas lacrimogeni e ha effettuato arresti per disperdere la folla, scrive l’agenzia Irna. Uomini e donne, molte dei quali si erano tolte il velo, si sono riuniti a Teheran e in altre grandi città, tra cui Mashhad (nord-est), Tabriz (nord-ovest), Rasht (nord), Isfahan (centro) e Kish (sud). In alcuni casi, le donne si sono tolte l’hijab e lo hanno bruciato per protestare contro la legge sul velo obbligatorio nel Paese e i video sono stati postati online. 

    Anche il presidente americano Joe Biden parlando alla 77ma Assemblea generale dell’Onu ha espresso la solidarietà alle donne iraniane. ‘Non permetteremo all’Iran di avere la bomba nucleare – ha detto-. Gli Stati Uniti sono al fianco delle coraggiore donne iraniane’

    Nelle proteste di ieri,  cinque persone sono state uccise dalle forze di sicurezza nella regione curda dell’Iran durante le violente proteste per la morte di Mahsa Amini, la 22enne arrestata dalla polizia morale perché non indossava correttamente il velo e deceduta per i maltrattamenti. Le vittime, secondo il gruppo curdo per i diritti umani Hengaw, con sede in Norvegia, sarebbero state uccise con colpi di arma da fuoco in Kurdistan (regione di origine di Mahsa), dove la polizia ha sparato contro uomini, donne e bambini scesi nelle strade. Anche la portavoce dell’Ufficio Onu per i Diritti umani afferma che hanno perso la vita “da due a cinque persone”.


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