Il Pd, tra ‘Aventino’ e scissioni, è a un bivio

Apr 6, 2018

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    Il Pd sempre più diviso tra i ‘duri e puri’ della linea dell’opposizione e una fronda ‘responsabile’ e ‘governata’ che tira la giacchetta al segretario reggente Maurizio Martina.

    Niente governo fino a maggio. Al momento, al termine del primo giro di consultazioni, questa sembra essere l’unica certezza. Qualche novità potrebbe, incredibilmente, arrivare dal Pd ma bisognerà comunque attendere l’assemblea nazionale del 21 aprile che dovrebbe eleggere Maurizio Martina nuovo segretario.

    Il calendario elettorale

    Il timing politico, poi, prevede che il 22 e il 29 si celebrino le elezioni Regionali in Molise e in Friuli, il cui esito potrebbe confermare il Movimento Cinque Stelle e la Lega come i vincitori questa nuova “mini-tornata elettorale”. Se questo dovesse avvenire la formazione di un governo che escluda il Pd potrebbe essere più vicina ma, allo stato attuale, le condizioni poste da Luigi Di Maio sembrano allontanare questo scenario. In mancanza di un accordo tra il M5S e il centrodestra, quindi, tornerebbe in campo il Pd guidato dal (sempre meno) renziano Martina che, nelle intenzioni degli stessi renziani, dovrebbe mantenere il suo incarico solo fino a nuovo, imminenti, primarie.

    Il Pd davanti a un bivio

    Ecco, dunque, che il Pd si troverebbe davanti a un bivio: restare “all’Aventino” o scegliere di appoggiare la formazione di un governo? Un’ipotesi, quest’ultima, che si fa sempre più insistente e che contemplerebbe un sostegno a Luigi Di Maio. Matteo Renzi, infatti, ha stilato le liste a sua immagine e somiglianza e pare improbabile che i suoi fedelissimi votino la fiducia a un governo pentastellato. Sebbene in Transatlantico in molti ricordano che, all’inizio della scorsa legislatura, Pier Luigi Bersani avesse dalla sua parte l’80% dei parlamentari eletti, pare improbabile che Renzi corra il rischio di venir accoltellato da 101 franchi tiratori. “I deputati vicini a Martina, Franceschini e Orlando sono al massimo 25”,dice al ilgiornale.it un esponente del gruppo dem. Certo è, però, che l’area “governista” e “responsabile” cresce di ore in ore. Anche Gianni Cuperlo e Sergio Chiamparino, dopo Dario Franceschini, chiedono che il Pd non si fermi alla linea dell’opposizione. Il primo, con un post su Facebook, allontana l’ipotesi di elezioni a giugno: “Penso che votare subito sarebbe una dichiarazione di fallimento per la legislatura e per una intera classe politica”. E ancora: “In caso di uno stallo prolungato o irrisolvibile (Mattarella ndr) potrebbe avanzare una proposta ai gruppi parlamentari e a quel punto ciascuno dovrebbe assumersi le sue responsabilità. Ma non siamo ancora lì”. Il presidente del Piemonte, invece, dalle pagine di Repubblica, è stato ancora più netto:“Nessun elettore – normalmente vota un partito per mandarlo all’opposizione. Tanto più quelli di un partito che ha governato più volte negli ultimi vent’anni e significativamente negli ultimi cinque. La verità è che molti elettori non ci hanno votato mettendoci in minoranza, il che è un’altra cosa”. “Essere minoranza in Parlamento – prosegue – non vuol automaticamente dire essere all’opposizione, tanto più in un sistema a base proporzionale, ma, soprattutto, non vuol dire rinunciare a portare avanti le questioni che riteniamo decisive per il paese”.

    Martina tirato dalla “giacchetta” e Renzi tentato dalla scissione

    Ecco perché i quattro punti programmatici esposti oggi dal reggente Martina, al termine del colloquio con Mattarella, hanno il sapore di una flebile apertura a un governo istituzionale. L’inizio di uno smarcamento da Renzi? No. O meglio, per ora no anche perché Martina, ufficialmente, è il candidato dei renziani ma è sempre più evidente il tentativo della minoranza di riportare l’ex diessino “all’ovile”. Prova ne sia l’evento “Sinistra anno zero”, organizzato a Roma dalla minoranza a cui parteciperanno non solo Cuperlo e Andrea Orlando ma anche il reggente Martina e gli esponenti di LeU, Enrico Rossi e Alfredo D’Attorre. Ma neppure i renziani restano fermi a guardare e i rumors di un’ennesima scissione si fanno sempre più insistenti. La nascita di un movimento centrista di ispirazione ‘macroniana’ pare molto di più di una suggestione lanciata da Alessandro Gozi ieri sull’Huffington Post. Alcuni ritengono che, qualora Renzi dovesse finire in minoranza dentro il Pd potrebbe svolgere il ruolo di “nuovo Verdini” e appoggiare la nascita di un governo di centrodestra non guidato da Matteo Salvini. Tutte ipotesi di scuola ma che si potrebbero concretizzare qualora Di Maio e Salvini non facessero un passo indietro e Mattarella non trovasse un terzo nome, molto probabilmente femminile, da mandare a Palazzo Chigi.