Gran Bretagna al voto: Theresa May resta senza maggioranza

Giu 9, 2017

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    Primi exit poll alle elezioni anticipate in Regno Unito. Alla premier uscente vanno 314 seggi, al laburista Corbyn 266.

    Urne chiuse alle 22 (le 23 in Italia) in Gran Bretagna, dove lo scorso 18 aprile Theresa May ha indetto elezioni anticipate. Una mossa che doveva consolidare il potere dei Conservatori dopo le dimissioni di David Cameron, ma che si rivela una sconfitta su tutti i fronti.

    Colpa anche di una campagna elettorale segnata dagli attentati a Manchester e Londra.

    Che la premier avesse perso la sua scommessa era chiaro già dai primi exit poll che davano 314 seggi ai Tories (ben lontani dai 326 su 650 necessari per avere la maggioranza), 266 ai Laburisti. I Liberal Democratici avrebbero 14 seggi, gli scozzesi delllo Scottish National Party 34 seggi.

    Nel Parlamento uscente, che è stato sciolto il 2 maggio, Theresa May aveva 331 seggi. Ne avrebbe persi quindi ben 17, mentre Jeremy Corbyn avrebbe conquistato ben 34 seggi. Bene i lib-dem di Tim Farron che ne recuperano 6. Batosta per gli scozzesi dello Scottish National Party di Nicola Sturgeon (che perdono 22 seggi) e per gli euroscettici dell’Ukip di Paul Nuttal (che restano senza seggi). Restano altri 22 seggi spartiti tra le  formazioni Nordirlandesi e Galles.

    I dati definitivi – ancora provvisori – confermano un Parlamento spaccato in due e – come si dice in gergo – “appeso” (“Hung”), ossia senza alcun partito che ha la maggioranza. Per poter formare un governo si dovrà tornare a una coalizione, come accadde nel quinquennio 2010-2015, con tutta l’instabilità che ne consegue.

    A spogli quasi conclusi si parla di 303 seggi per la May, 256 per Corbyn, 34 alla Sturgeon, 12 a Farron e 10 agli altri partiti.

    Gli elettori che si sono registrati per prendere parte al voto sono 46.9 milioni, mezzo milione in più rispetto ai 46,4 milioni delle elezioni del 2015. L’affluenza ai seggi negli ultimi anni è progressivamente aumentata rispetto al calo registrato all’inizio degli anni 2000. Il Giornale.it