• Calenda riapre il teatrino politico

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    Dicono che l’altro giorno sarebbe stato inventato un «modo nuovo di fare opposizione». E che il novello Pico della Mirandola sarebbe Calenda, con la sua idea di incontrare il presidente del Consiglio Meloni per confrontarsi. Nuova, in apparenza, lo sembra. Non si è infatti mai visto un esponente della opposizione bacchettare uno dei partiti della coalizione, Forza Italia nello specifico, per essere troppo indisciplinato. Né, nelle quarantamila interviste e dichiarazioni seguite all’incontro, sdilinquirsi per il capo del governo. In effetti, sarebbe come se in Francia Macron ricevesse Le Pen all’Eliseo per confrontarsi sul programma di governo, o se, nel Regno Unito, il leader laburista Starmer fosse ricevuto a Downing Street da Sunak. Persino in una democrazia tendenzialmente consociativa e scarsamente conflittuale come quella tedesca, che il capo dell’opposizione, il democristiano Merz, elogi Scholz e bacchetti i liberali per essere troppo critici, sarebbe inimmaginabile. Diciamo che francesi, inglesi e tedeschi si metterebbero a ridere e si chiederebbero se, rispettivamente, Le Pen, Starmer e Merz possano esser ancora considerati opposizioni. E tutti, in quei Paesi, aggiungerebbero che l’opposizione in democrazia si manifesta in pubblico e nelle sedi istituzionali, cioè in Parlamento: è quello il luogo del confronto. Ma noi siamo in Italia. E questo metodo, poi, tanto nuovo non è: far finta di essere opposizione, per poi trattare più o meno in segreto con il governo, fu una specialità del Pci ma anche del Msi, i due partiti a cui, per diverse ragioni, era sbarrata l’area del governo durante la guerra fredda. Si chiamava consociativismo. L’unica differenza era che Berlinguer e Almirante non andavano a raccontare urbi et orbi gli incontri con i leader Dc. Necessarie nella Prima Repubblica, pensavamo che il bipolarismo, inventato da un signore chiamato Silvio Berlusconi, avesse fatto tramontare queste pratiche, che giustamente il Cavaliere chiamava (e chiama) «teatrino della politica». Invece, con il chiudersi della breve stagione bipolare, stanno riemergendo, e non se ne sentiva la mancanza. Se Calenda e il Terzo polo, che condussero, poche settimane fa, campagna per Draghi e contro il centrodestra, sono stati folgorati dalle proposte di Meloni, chiedano di entrare, se non nell’esecutivo, in maggioranza. Ma essere al tempo stesso a favore e contro, più che nuova forma di opposizione, ci pare il sempiterno, bizantino e barocco, spirito italiano, quello delle «convergenze parallele»: sai che novità.


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