Spygate, Conte e l’affaire con gli Usa: sospetti sui “governi precedenti”

Il premier Giuseppe Conte conferma ciò che InsideOver ha scritto per mesi: l’obiettivo dell’indagine di Washington è stabilire se Roma nel 2016 – nel periodo dei governi Renzi e Gentiloni – abbia collaborato con i democratici per fabbricare false prove sul Russiagate: cosa di cui lo stesso presidente Donald Trump e i repubblicani sono più che convinti. Una “cospirazione” con possibili implicazioni internazionali che ora ha investito il nostro Paese con la doppia visita – 15 agosto e 27 settembre – dell’Attorney general William Barr e del Procuratore John Durham a Roma. Come riporta Repubblica, il presidente del Consiglio Giuseppe Conte autorizzò l’incontro tra il capo del Dis Gennaro Vecchione e William Barr per cercare “nell’interesse dell’Italia di chiarire quali fossero le informazioni degli Stati Uniti sull’operato dei nostri Servizi all’epoca dei governi precedenti”.

Dichiarazioni tutt’altro che sibilline di Giuseppe Conte, dato che confermano quella che potrebbe essere un’indagine sulla correttezza dei comportamenti dei servizi segreti italiani nel periodo dei governi Renzi e Gentiloni. Sugli incontri fra Barr e i vertici dell’intelligence italiana, Palazzo Chigi spiega che “la richiesta è pervenuta tramite i canali diplomatici e non attraverso contatti diretti del presidente del Consiglio con l’amministrazione americana”. Non ci sarebbe stato, dunque, stando a queste dichiarazioni, un colloquio diretto fra Conte e Trump.

I servizi segreti collaborano con William Barr

Il Corriere della Sera spiega la natura della collaborazione fra i servizi segreti italiani e il team investigativo costituito da Barr e Durham e conferma che i i nostri 007 hanno svolto alcune indagini su richiesta e per conto proprio degli americani. È stato il direttore del Dis Gennaro Vecchione ad avviare gli accertamenti, riporta il Corriere, su richiesta del ministro della Giustizia William Barr, e la riunione convocata il 27 settembre scorso è servita proprio a dare conto dell’esito delle verifiche. Ora sarà il Presidente del Consiglio a dover fornire spiegazioni al Copasir su questa procedura, visto che è stato proprio lui a concedere il via libera ai rapporti tra gli 007 e William Barr.

Secondo fonti di Palazzo Chigi la richiesta di collaborazione arriva lo scorso agosto tramite l’ambasciata americana direttamente al Dis e il direttore informa il premier. Circa dieci giorni dopo l’incontro fra Vecchione e Barr, parte una richiesta formale per l’Aise e l’Aisi – le due agenzie di intelligence – per avere “ogni informazione utile sulla presenza in Italia di Joseph Mifsud, e sui suoi contatti diretti oppure mediati attraverso la Link Campus, con apparati o funzionari dei servizi segreti italiani”. La richiesta viene ampliata anche alle persone che “fanno parte del suo circuito di riferimento”.

Focus su Joseph Mifsud

L’attenzione degli 007 italiani e dei procuratori americani è tutta su Joseph Mifsud, il misterioso docente maltese al centro dell’indagine internazionale del Procuratore generale William Barr e di John Durham che dovrà stabilire se l’Italia nel 2016 abbia o meno collaborato con i democratici Usa per fabbricare false prove sul Russiagate. Il professore, stando a quanto riferito dal suo avvocato, era in Italia fino allo scorso marzo-aprile. L’avvocato svizzero di Mifsud, Stephan Roh, ha dichiarato all’Epoch Times che il suo cliente ha vissuto fino a poco tempo fa in Italia, ma che il docente ha deciso di nascondersi di nuovo dopo la pubblicazione del rapporto finale sul Russiagate del consigliere speciale Robert Mueller (dunque il 18 aprile 2019).

L’avvocato spiega di aver perso i contatti con il suo cliente negli ultimi mesi, ma che un “amico” è stato in contatto con il professore fino a marzo-aprile, “poco prima che venisse pubblicato il rapporto Mueller”. “Joseph Mifsud ha detto a un amico che era in Italia, e che non è in grado di viaggiare” spiega. La domanda che sorge spontanea a questo punto è: se Mifsud era in Italia fino alla scorsa primavera, chi è questo “amico” di cui parla l’avvocato? Chi gli ha fornito protezione e ora dove si nasconde? La verità su Joseph Mifsud potrebbe essere contenuta nella sua deposizione consegnata in estate all’Attorney General William Barr e a John Durham. Il Giornale.it