RICCIONE. “PAOLO VILLAGGIO VISTO DA VICINO”. IL RICORDO DELL’ON. SERGIO PIZZOLANTE

(da facebook)

Ho conosciuto Paolo Villaggio oltre 30 anni fa. Accompagnavo Giorgio Benvenuto a San Patrignano perche’ doveva testimoniare a favore di Muccioli in una causa di lavoro. Erano arrivati ad accusarlo di sfruttamento dei ragazzi che Vincenzo, invece, salvava dalla disperazione. Uno di quei ragazzi era il figlio di Villaggio. 

A pranzo, dopo l’udienza in tribunale , mi ritrovai seduto accanto a Paolo Villaggio, con Benvenuto e Muccioli. Il figlio di Paolo serviva a tavola. Non mi piacevano i film di Fantozzi. Non mi piaceva il personaggio Villaggio. Ma quel giorno a tavola scopri un uomo che non ero riuscito a intravedere nei suoi personaggi. Serio, serissimo e a tratti triste. Discuteva con gli altri commensali con proprietà di linguaggio, in maniera acuta, profonda. Anche dei suoi personaggi.

Io avevo poco più di vent’anni e quella differenza fra il personaggio e la persona che avevo accanto mi sorprese molto. Non riuscivo a crederci. Non era solo una questione legata al luogo e alla situazione che sicuramente incidevano sulla tristezza. No, c’era uno spessore umano e intellettuale sorprendente. Allora iniziai a guardare a Fracchia e Fantozzi in modo diverso. 

Ho capito solo così lo sforzo intellettivo e lo spessore culturale che stavano alla base dei personaggi. Continuavano a non entusiasmarmi, ma comprendevo meglio l’insegnamento di un mio professore di filosofia che ci diceva: ” di fronte ad un’opera d’arte, la questione non è, mi piace o non mi piace, ma, la capisco o non la capisco”. Io avevo quel giorno compreso di non aver capito. Un’insegnamento importante.