Riccione. Madre di un bimbo affetto da autismo lotta per l’esenzione dai vaccini

La storia è delicata, anzi delicatissima considerato che chi ne è protagonista è un bimbo di appena 10 anni che ha già percorso gran parte delle stazioni della sua personale via crucis. Una storia che il dovere di cronaca ci impone di raccontare. La mamma del bambino la cui testimonianza abbiamo raccolto ha chiesto il di non essere riconoscibile per la privacy e dunque ometteremo di chiamarla con nome e cognome.

Anzitutto mi racconti come sta suo figlio oggi

“Quando mio figlio aveva soltanto tre anni è arrivata la diagnosi di autismo ma da allora posso dire che ci sono stati miglioramenti e sebbene non si possa mai parlare di normalità ci riteniamo fortunati per aver trovato la forza di investire tutte le nostre energie sui piccoli progressi che lo aiuteranno a migliorare la propria prospettiva di vita”.

Che legame pensa ci sia tra il vaccino e l’autismo di suo figlio?

“Non è importante ciò che penso io che non sono un medico, sono importanti i fatti e come sono accaduti. Tutto è cominciato quando Giulio (nome di fantasia, ndr) aveva 11 mesi e dopo che gli era stato iniettato il vaccino antipneumococco. Non so sugli altri ma su di lui l’effetto è stato devastante, ha reagito con un pianto disperato e poi è caduto per molte ore in un sonno profondo. Quando si è risvegliato ha cominciato a sbattere la testa contro il muro e poi è rimasto steso, immobile e con gli occhi fissi a guardare il soffitto. Io e mio marito ci siamo impressionati e lo abbiamo scosso ma il suo piccolo viso non aveva più alcuna espressione e si è come svuotato di ogni energia. Iniziava allora la fase della lallazione e camminava quasi, era un bimbo molto precoce, poi improvvisamente è regredito, ha smesso ogni tentativo di comunicare con noi”.

Questo subito dopo il vaccino?

“Sì, tanto che ci siamo precipitati dal medico che lo ha vaccinato ed egli non ha potuto far altro che prendere atto di ciò che abbiamo riferito e compilare la scheda sulla reazione avversa al vaccino. Su suo consiglio abbiamo allora consultato il pediatra ma egli ha escluso che si potesse trattare di una reazione avversa e ha cercato di tranquillizzarci purtroppo senza successo. Abbiamo infatti preteso di incontrare un neuropsichiatra che a Rimini ha visto il bimbo e che dopo averlo visitato ci ha detto che non riscontrava alcuna anomalia e che se versava in quello stato era per colpa di noi genitori che gli stavamo trasmettendo le nostre paure e le nostre ansie”.

Poi il bimbo è migliorato?

“Purtroppo no ma la conferma alle nostre paure dal fronte della medicina è arrivata solo alla soglia dei tre anni con la diagnosi dell’autismo. Prima si è continuato sempre a dirci che dovevamo stare tranquilli e che il bimbo pur non parlando e camminando ancora a fatica, stava crescendo bene”.

A quel punto è partita una richiesta danni?

“All’inizio di questo non volevamo nemmeno sentire parlare perché era soltanto della possibile guarigione di nostro figlio che ci importava. Sapevamo del resto che dimostrare una correlazione tra la malattia e il vaccino sarebbe stato come combattere contro i mulini a vento. Poi però abbiamo realizzato di avere in mano una scheda di sospetta reazione avversa al vaccino che quasi nessun medico è disposto a compilare e che ci avrebbe garantito buone possibilità di riuscita. Ci siamo tuttavia fermati prima della causa, consapevoli delle molte energie che se ne sarebbero andate a dispetto della salute di nostro figlio che può contare solo su di noi e che per noi viene prima di tutto”.

E il senso di giustizia?

“Non sarei qui a parlare con lei se non mi sentissi in dovere di raccontare la mia storia. Voglio sentirmi libera di raccontare il mio caso che mi auguro sia stato unico e non si ripeta mai, che serva a creare consapevolezza e a smettere di vaccinare a scatola chiusa, senza preventivi esami che mettano al riparo da eventuali rischi”.

A proposito di rischi, anche il medico che ha compilato la scheda di vostro figlio ne ha assunti molti.

“Su questo vorrei dire di più ma a ciascuno il suo, io mi fermo qui. Il medico che ha vaccinato mio figlio si è preso il disturbo di venire a casa nostra e lasciarci una memoria scritta su quanto accaduto. Ora egli non è più al suo posto, questa però è un’altra parte della storia che non ho il diritto di raccontare io. Ciò per cui combatto adesso è ottenere l’esenzione definitiva per il mio bambino, mi impressiona solo l’idea di andare agli appuntamenti e usare l’escamotage di rimandare di volta in volta. Confido nel buon senso delle persone che lavorano nelle istituzioni, so che non sarà facile ma in fondo credo ancora nell’intima bontà dell’uomo”.