Riccione. CanapaHouse – canapa light replica a San Patrignano

CanapaHouse Riccione: “Quella fatta da San Patrignano è pura disinformazione, come si può solo pensare che un ragazzino spenda 400-500 euro per farsi una canna, quando la può trovare per strada a pochi spiccioli? Invece di accanirsi contro delle attività completamente legali, si attivino per aiutare le persone che stanno male e che oggi debbono curarsi all’estero”

In merito alle notizie apparse sulla stampa locale a nazionale in questi giorni, Alessandro Ciotti, grower di CanapaHouse Riccione, dichiara quanto segue:

“Quella attuata da San Patrignano è pura disinformazione. Dietro il paravento di una ricerca scientifica condotta dal Dott. Serpelloni, viene fatto passare per certo e facilmente replicabile un risultato incredibile: ci si può sballare anche con la cosiddetta ‘cannabis light’. Peccato che l’effettivo quantitativo di THC ipotizzato sia ottenibile solo con un procedimento di estrazione che non è per niente semplice come è dato a intendersi e che, soprattutto, servano – lo ammette lo stesso autore della ricerca – almeno 20-30 grammi di cannabis light per ottenerlo. Secondo noi anche di più, conoscendo la qualità del “prodotto grezzo” oggi in commercio in Italia. In ogni caso, considerato che un prodotto di media o buona qualità costa dai 15 ai 20 euro, ne deriva che per concentrare il THC necessario a ottenere “un effetto stupefacente”, un potenziale consumatore dovrebbe investire tra i 400 e i 500 euro per ottenere, dopo il processo di estrazione – che non è detto che vada a buon fine – una e una sola canna. E’ credibile che un ragazzino investa così tanti soldi e tempo per fumarsi uno spinello, quando è sufficiente andare per le strade di tutte le città per rimediarne quante ne vuole a pochi euro?

Ovviamente questo non viene detto.

Viene invece citato il parere negativo del Consiglio Superiore della Sanità alla libera vendita di cannabis light, facendo intenedere che non sia vendibile, cosa invece notoriamente legale da qualche anno. Ovviamente non si cita il passaggio più rilevante di quel parere, ovvero che “la pericolosità non può essere esclusa”. Ma nemmeno può essere confermata! Di certo non lo può confermare la semplice “letteratura”, ma al massimo delle ricerche scientifiche precise, che nemmeno questa volta sono state eseguite. Al contrario, si continua a investire denaro (speriamo non pubblico, anche se viene da chiedersi chi ha finanziato il Dott. Serpelloni) per dileggiare attività economiche, imprese agricole, industriali e artigianali che invece operano attentamente e scrupolosamente nei termini fissati dalla normativa italiana. Questa sì che è un’attività illegale e che crea danni alle persone.

Premesso che c’è una grossa confusione sulla cannabis, crediamo voluta a questo punto, soprattutto sulla distinzione tra le diverse coltivazioni, l’altro aspetto toccato dalle notizie di questi giorni, è quello sanitario: mentre al Nasdaq viene quotata la prima azienda produttrice di cannabis medicale, qui in Italia viene conclamata la carenza della stessa cannabis ad uso medico (quella prodotta dallo Stato a Firenze, per intenderci), che costringe sempre più persone malate a ricorrere a cure all’estero. Crediamo sia più opportuno stimolare un dibattito su questo aspetto, per aiutare queste persone, piuttosto che attaccare un intero settore con argomenti così deboli come quelli usati da San Patrignano”.