In Italia i migranti meno istruiti che i Paesi dell’Ue ci scaricano

In Italia l’Ue confina i migranti meno qualificati. Così si abbassa il potenziale di crescita e produttività del Paese.

migranti che arrivano in Italia? Sono quelli meno istruiti, spesso solo con la licenza media.

Per la gioia degli altri Paesi dell’Ue (ben contenti di lasciarceli) e per la disperazione dell’Italia, che vede abbassarsi la sua capacità produttiva.

Sono questi i “veri” numeri dell‘immigrazione in Italia. Ovvero le conseguenze delle politiche migratorie dell’Unione Europea. Perché Orban e l’Austria chiedono all’Italia di non mandare loro i migranti sbarcati a Lampedusa? Forse per scelta politica, ma potrebbe esserci anche dell’altro. Magari perché, come scrive il Corriere, “si cercano strategie per lasciare ad altri i meno preparati e meno produttivi, sperando di scremare per sé i migliori e più istruiti”. All’Italia quelli con la licenza media, a noi quelli laureati e potenzialmente produttivi per la crescita dell’economia statale. “I richiedenti asilo sono in gran parte privi di istruzione, dunque in prospettiva poco produttivi, e rappresentano esattamente il tipo di persone che gli altri governi europei preferiscono confinare in Italia”.

Bella mossa. I numeri infatti dicono che “l’’Italia spicca perché registra la più alta quota di stranieri con al massimo la licenzia media: compongono il 47% della popolazione residente nata all’estero, mentre in Francia e Germania sono un terzo”. Ovviamente gli sbarchi hanno ampliato questo fattore, visto che dai 26mila stranieri approdati col barcone del 2010 siamo arrivati ai 124mila del 2016. Un boom incredibile, che ha favorito la riduzione dell’istruzione media degli stranieri. “In questi anni – scrive il quotidiano di via Solferino – inizia ad accadere qualcosa di nuovo e di diverso: mentre il livello di istruzione degli italiani sta lentamente crescendo, quello degli stranieri residenti cala rapidamente”.

Secondo l’Eurostat in Italia la quota di stranieri con al massimo la licenza media “si è impennata del 3% (al 53%!) negli ultimi tre anni, mentre nel resto Europa si affermano le tendenze opposte”. Se ci aggiungiamo il fatto che molto spesso i nostri laureati se ne vanno all’estero per i noti problemi dell’economia italiana, il risultato è che “gli sbarchi minacciano dunque di contribuire ad abbassare il contenuto medio di conoscenza e il potenziale di produttività e crescita del lavoro in Italia”.