Caso Siri. Dall’Espresso dettagli sul secondo finanziamento per 600mila euro (TERZA PARTE)

Il mutuo di 600mila euro raccomandato dal Segretario Siri risulta approvato proprio il 16 aprile 2019, dal vicedirettore generale della Banca di San Marino. Senza spiegare perché ha deciso di ignorare i due pareri tecnici negativi. L’esame delle informative anti-riciclaggio documentano un’ulteriore ”soppressione” di dati.

Tra marzo ed aprile, i computer della Bac registrano sei versioni delle informative, sempre più ricche di notizie sulla società che chiede il mutuo. L’unica frase scomparsa riguarda il direttore generale. Nella prima versione dell’informativa , il cliente TF Holding risulta ”presentato da Perotti Marco”.

Dalla seconda in poi il dato viene cancellato. Nell’apposito spazio di cliente presentato, si legge ”no”.

Di fronte alla massa di anomalie dei due prestiti collegati a Siri, gli inquirenti dell’AIF comunicano a Banca Centrale di ”aver denunciato all’autorità giudiziaria un sospetto misfatto di amministrazione infedele”, addebitandole al banchiere Perotti ed in parte al suo vice, ”con potenziale danno per il patrimonio della banca e per i risparmi della clientela”.

I controllori di San Marino non sanno spiegarsi cosa ha spinto il braccio destro di un senatore della Lega a raccomandare al banchiere della Bac la società dei baristi milanesi.

L’Espresso ha scoperto un legame politico: Torchiarono è stato candidato nella lista ”Italia nuova”, fondata da Siri prima di entrare nella Lega di Salvini. Ma negli atti societari c’è anche una traccia di rapporti di affari. La ditta di Turchiarulo ha comprato il bar del metrò di Rogoredo nel 2008 con la vecchia insegna ”Marilyn Pizza” da una società chiamata Metropolitan coffee and food srl. che pochi mesi dopo ha lasciato lasciato l’Italia per trasferirsi nel Delaware, un paradiso fiscale interno agli Stati Uniti, famoso per garantire l’anonimato.

Almeno fino a quando era italiana la società di Rogoredo era gestita da Armando Siri, che ha rinunciato alla carica di amministratore unico nel 2007 proprio mentre falliva l’altra sua società italiana quella che lo ha spinto a patteggiare una condanna, a suo dire ingiusta, per bancarotta fraudolenta.  (FINE TERZA PARTE)

Estratto dell’edizione del settimanale L’Espresso del 28 luglio 2019.