Accordo di Malta, tutta la verità: così hanno fregato il governo

Nei giorni scorsi il commissario agli Affari interni, Dimitris Avramopoulos, si è detto “speranzoso” che “il maggior numero possibile” di Stati membri dell’Unione europea si decida a partecipare al meccanismo concordato al mini-summit di Malta dello scorso settembre per garantire lo sbarco e la ridistribuzione dei migranti salvati nel Mediterraneo centrale. “A Malta c’erano quattro Stati membri. Alle discussioni tecniche successive hanno preso parte 13 Stati membri”, ha spiegato Avramopoulos. “C’è interesse e volontà di partecipare con misure di solidarietà pratiche – ha poi concluso – ma le discussioni sono ancora in corso. Spero che il maggior numero possibile di Stati membri alla fine aderisca”. A Bruxelles, ma non solo, sono in molti a volere che questo accordo prenda forma. A partire dal nostro governo. Ma, tra le pieghe di quell’intesa, ci sono un’infinità di clausole che, se applicate, finiranno per penalizzare (come al solito) il nostro Paese. In primo luogo perché il meccanismo volontario ipotizzato prevede una via di fuga per i Paesi del Nord Europa, come la Germania, che non hanno alcuna intenzione di farsi carico di altri immigrati. Qualora il carico degli sbarchi dovesse aumentare, chiunque potrà fare un passo indietro e chiamarsi fuori dal patto. In questo modo i Paesi di primo approdo, come l’Italia e la Grecia, resterebbero con il cerino in mano.